lunedì 10 agosto 2015

Corno Piccolo - Aquilotti 72 - 220m - VI

Non ero ancora mai stato sul versante sud-ovest della seconda spalla. Mi ero fermato alla parete nord e non mi ero infilato nel canale del Tesoro Nascosto e non avevo mai percorso il tratto attrezzato del Ventricini.
Ovviamente non avevo mai arrampicato su quella parete, l'avevo solo intravista da lontano, dalla val Maone quando sono stato a scalare alle bastionate rocciose dell'Intermesoli.
Mi ripeto da un paio di giorni la stessa cosa: WOW! (ndt: UAO!).

Uno dei mitici chiodi Cassin che scrivono la linea di salita di questa fantastica placca
Questa linea è talmente logica, talmente intuitiva, che seguirla, scalarne la roccia, salire sempre più su, non costituisce una difficoltà, ma anzi rende tutta l'ascensione molto più piena, più viva. Bellissima.
L'idea di andare a sulla sud-ovest della Seconda Spalla mi era venuta in mente durante le doppie dalla Due Generazioni e la scelta della via da seguire per godere di tanto privilegio cade, nei giorni successivi, proprio su questa stupenda e rinomata via.
Tanto per chiarire il concetto: la placca me la sono scalata in artificiale, sfruttando e godendo come un riccio della presenza dei chiodi. Lo dico perchè spero di poter tornare lassù e provare davvero a farla in libera (anche se volare su un chiodo a pressione...brrr).

Scendiamo dalla cabinovia che sono le 8.45 e ci avviamo velocemente lungo il Ventricini. Siamo abbastanza svelti, arriviamo di fronte alla nord della Seconda Spalla in mezz'ora circa e poco dopo prendiamo a scendere lungo il sentiero attrezzato.
Come ginnastica mattutina non è niente male.


Sull'altro lato del canale troviamo già altre cordate e dietro di noi ne giungono altre ancora. Arriviamo alle scalette le saliamo e in breve, non senza qualche fatica, arriviamo poco sotto la caratteristica e inconfondibile forcella del Belvedere. Titubiamo un po', ma siamo abbastanza certi di trovarci all'attacco della via.


Siamo in corrispondenza di due diedri paralleli il secondo più marcato. In alto a sinistra, su una placchetta di roccia vedo uno spit che appartiene a Splendido Splendente.
Arrivano altre cordate: due scaleranno accanto a noi, l'altra percorrerà l'Aquilotti 72 con noi.
Mi preparo ed in breve sono alla prima sosta. Forse mi sono tenuto un po' troppo a destra, infatti trovo una bellissima sosta a spit, ma non è che conti molto. Per i successivi settanta-ottanta metri non potremo fare altro che seguire il marcatissimo diedro camino che abbiamo di fronte.





Alpinisti alla forcella del Belvedere
Marco attacca velocemente il secondo tiro, spostandosi a sinistra e guadagnando il diedro-camino vero e proprio. Per un po' non lo vedo, gli do corda e aspetto. A poca distanza vedo filare le corde dei due, un ragazzo e una ragazza, che salgono sulla nostra stessa linea.
Poi il mio compagno urla, libero le corde, poco dopo parto.
L'arrampicata è piacevole, la roccia è buona, anche se sul fondo si trovano diversi detriti e sassi, e si riesce a stare alti. In poco giungo alla sosta che Marco ha attrezzato su due friend.

L'attacco del secondo tiro
 

Il proseguo del diedro-camino
Probabilmente la mia motivazione non è a livelli esagerati, forse sono un po' stanco, fatto sta che questo II/III grado che dovrebbe essere la difficoltà tecnica del primo lungo tratto della via a me pare un tantino stretto. Non che sia difficile, tantomeno che sia complicato proteggere, ma sinceramente mi stupisco ogni volta dei gradi.
Il terzo tiro, quello che conduce fuori dal budello roccioso lo attacco di buona lena e, superato un primo tratto dopo la sosta un poco più duro, proseguo velocemente fino alla sosta sotto una bella placca compatta e una pancetta strapiombante.


Placche compatte. La roccia, qui, è tutta così
Iniziano ora le prime difficoltà più sostenute della via. Inizio a sentire un po' di tensione. Oggi non sono completamente sereno, l'idea della placca di VI mi sta facendo vivere male tutta la scalata e quando sono in sosta questa (piccola)preoccupazione monta su.
Il tempo per i pensieri non è molto. Salendo di fianco al primo dell'altra cordata Marco giunge alla sosta del terzo tiro, mi passa un po' di materiale ed io attacco la placchetta. Devo aggirare a destra la pancia strapiombante che ho di fronte per una fessurina e poi seguire la linea verso sinistra.
Due chiodi indicano la via. Il primo tratto è facile, riesco anche a scattare qualche foto.



Poi devo concentrarmi di più. Servono un paio di contorsionismi, ma la fessura è ben appigliata, si riesce a proteggere abbastanza bene e l'aderenza dei piedi è roba da favola.
La fessura diviene più verticale poi devia a destra e tutto si fa più facile, tiro un sospiro di sollievo e arrivo in sosta.



La roccia è favolosa, superlativa, bellissima, compatta, e qualsiasi altro aggettivo si voglia aggiungere per descriverla. Marco sale velocemente, nonostante porti pure lo zaino, ma dietro di noi arriva svelto il primo della cordata che ci segue, ci supera a destra e prosegue per la facile fessura obliqua che porta alla sosta successiva.
Poco male, mi dico, alla fine è stato bravo e gentile, non ci impicciamo con le corde e non ci prendiamo a sportellate in sosta.


La fessura obliqua del quinto tiro
Scalare questo tiro e quello successivo insieme è stato quanto di più gudurioso abbia fatto da queste parti. La prima sezione rimonta questa magnifica e solidissima fessura che, con arrampicata neanche troppo esposta, permette di salire verso destra, fino a raggiungere una sosta su un clessidrone con cavo metallico. Là trovo il ragazzo dell'altra cordata che mi suggerisce saggiamente di salire alla sosta successiva.
Lì per lì mi prende un po' male. C'è un passaggio delicato per rimontare su una fessura e andarsene ancora a destra. Senza troppi tentennamenti vado: è la soluzione migliore per tutti.




Pura placca!
Proseguo, trovo molte clessidre, punto il chiodo a pressione che protegge il passetto e, senza difficoltà, lo supero, prendo a destra e facilmente arrivo in sosta. Questi due tiri concatenati sono veramente qualcosa di stupendo. La roccia, l'ambiente, la bellezza della parete, tutto concorre e partecipa alla scalata.
Non è soltanto un fatto mio o del mio compagno. E' qualcosa di più.



Siamo, infine, sotto la temibilissima placca finale. La osservo a lungo mentre recupero Marco. E la decisione di salire in artificiale mi ha convinto fin da subito. Senza girarci troppo attorno, non mi ero messo il giusto paio di palle per provarci fino in fondo, e l'opportunità offerta dalla scalinata di chiodi a pressione era troppo golosa.



Attacco così, con una decina di rinvii addosso come armi, a salire. La progressione non è difficile: rinvio, corda, piede sul chiodo sotto, rinvio, corda, sgancio il rinvio sotto e ricomincio.
Lascio diverse rinviate per Marco (anche se gli ho tolto la prima: scusa!) e salgo su. Poi la fila di chiodi termina e bisogna ricominciare a scalare.


Esposizione totale


Se pensate che il traverso di V+ sia banale dopo la placca vi sbagliate di grosso. La roccia è fantastica, poco lontano c'è un altro chiodo, e poi un fessura, ma qui l'aderenza e l'equilibrio fanno da padrone e bisogna andarci con calma.
Voglio dire, nulla di trascendente, ma per le mani c'è proprio poco.
Per proteggere poi è necessario girare bene a sinistra perchè la fessura all'inizio è svasa e mi fa sudare non poco (e non di fatica).
Ancora qualche metro e poi finalmente le difficoltà calano. Giungo ad una paretina e invece di andare bene a sinistra mi tengo su un diedro poco accennato e supero un utlimo salto leggermente strapiombante: una goduria!

Mi ritrovo qualche metro sopra il terrazzino d'uscita, scendo e guadagno la sosta. Strillo a Marco che mi sente male, ma capisce i tre strattoni e molla le corde. Dopo un po' arriva sempre col sorriso e un polso dolorante.
Per oggi è andata!



Accesso

Giunti ai Prati di Tivo si prende la funivia che sale alla Madonnina. Da lì si percorre il sentiero Ventricini sotto tutta la parete Nord, si supera la prima spalla e si giunge ad una forcella da cui parte il tratto attrezzato del Ventricini. Si segue il cavo metallico, si raggiunge il fondo del canale del Tesoro Nascosto, si risalgono le scalette fino ad arrivare poco sotto la forcella del Belvedere (inconfondibile). Sulla destra, prestando attenzione, si trovano due diedri, poco prima in alto, uno spit di Splendido Splendente. (45 min circa)
Alternativamente si può salire con l'auto fino alla piana del laghetto prendendo la strada che dai Prati prosegue a sinistra. Lasciata l'auto si sale l'Arapietra in direzione dell'albergo diruto e poi verso la stazione di monte. Si prosegue come sopra (45 min circa fino alla Madonnina)

Materiale

nda, utili friend medi e grandi, anche i tri-cam tornano molto utili, diverse fettucce e cordini per allungare le protezioni, almeno una decina di rinvii per il tiro finale, due mezze corde.

Relazione

L1 - III - 30m
Si attacca un diedro e si sale fino a spuntare su una placchetta (sosta attrezzata su 2 spit)

L2 - III - 40m
Si sale tenendo la sinistra e si guadagna il diedro-camino e lo si percorre fino ad una sezione più verticale (sosta attrezzare)

L3 - III - 35m
Dalla sosta si sale ancora e si percorre tutto il diedro-camino fino a giungere sotto una parete verticale e compatta poco distante da una pancetta strapiombante (sosta attrezzata su 2 spit)

L4 - IV+ - 20m
Si sale la placca puntando ad un chiodo evidente, si segue una fessura prima accennata poi più netta che incide il lato destro della pancia strapiombante. La si segue finchè non sale verticale, si prosegue e poi, appena possibile si devia verso sinistra, fino a trovarsi sulal verticale della sosta precedente sotto una netta fessura orizzontale (2ch., sosta attrezzata su 2 spit)

L5 - IV - 25m
Si guadagna la fessura orizzontale e la si segue obliquando verso destra fino a raggiungere una grande clessidra con cavetto metallico dove si sosta (sosta su 1 cless.)

L6 - V - 25m
Dalla sosta si sale per placca, puntando ad un chiodo a pressione sopra un'evidente fenditura orizzontale. Con passo più duro si sale sopra e poi si obliqua a destra su terreno più facile fino ad una sosta sotto una placca compattissima (1 ch. a pressione, varie cless., sosta su 1 spit e 2 ch.)
L7 - VI opp. V+ e A0 - 45m
Dalla sosta si sale per placca seguendo la lunga fila di chiodi a pressione, puntando ad un prominente strapiombo. Finita la fila dei chiodo si devia decisamente a sinistra (allungare bene le protezioni per evitare attriti) verso un altro chiodo lontano e poi si segue la fessura che incide la base dello strapiombo con difficoltà fino ad una più facile placca. Si può obliquare ancora a sinistra oppure salire dritti con difficoltà analoghe lungo due diedri paralleli (16 ch. a pressione, sosta su 2 spit)

Discesa

Si può scendere per il Bonacossa facendo la prima doppia in corrispondenza dell'uscita. 
Oppure si scende con attenzione verso un profondo intaglio in direzione nord ci si passa in mezzo senza incastrarsi troppo e si guadagna la sosta di uscita delle vie della parete Nord. Si effettua la prima doppia puntando al retro del massone arrotondato (attenzione 60m precisi). Si va a prendere una sosta alla sinistra del grande massone arrotondato, faccia a valle.
Poi fino alla sosta con catena di Sua Mollosa Grossezza. L'ultima doppia di 55m conduce a terra.

 

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